Giochiamo a: Botanicula

Nonostante il nome sia brutto in maniera invereconda, il gioco è decisamente nella top three dei più bei punta e clicca mai fatti. 
O indie game, se ci tenete.

Iniziamo dalla storia: controlli un gruppo di spore/semi che abitano su un albero. L’albero è stato attaccato da un ragno che lo vampirizza (da lì il nome botanicula) non solo succhiandone la linfa vitale, ma creando scompiglio negli abitanti e generalmente sconvolgendo l’ecosistema della pianta.
Il tuo compito è guidare le spore attraverso la pianta per raggiungere il suolo e piantarvi l’ultimo seme dell’albero per ricominciare da zero.

Perché è così fantastico?

Innanzitutto il gameplay è intuitivo e semplicissimo, e la grafica si sposa con il soundtrack creando una atmosfera che cattura.
Non é così lungo da stancare e non é così corto da lasciare l’amaro in bocca, si sviluppa tranquillamente rinnovando sempre le “missioni” per un’ esperienza di gioco rilassante, quasi terapeutica.
Non è nemmeno il solito punta e clicca noioso, ci sono a volte delle situazioni che richiedono prontezza, ma senza esagerare.

A chi lo consigli?

Per saziare la sete di semplicità, prescrivo un’ora al giorno a tutti gli stressati.

Tutto qui?

Tutto qui. Giocate.

Impariamo da: Suwi

Suwi è un’artista della Repubblica Ceca, dallo stile molto particolare che mi ha fatto venire voglia di analizzarla!

In the forest – S-u-w-i

Ciò che rende i suoi disegni così particolari è, per me, l’inchiostrazione/colorazione intricata che si affianca bene alla linearità che usa sui personaggi. I suoi pezzi non sono mai noiosi o sforniti, ogni parte è al posto giusto, grazie a un senso dello spazio fuori dal comune, ed ogni linea o colore ha un posto preciso e perfetto, per dare vita a opere bilanciate con una cura che sarebbe sorprendente perfino per un professionista.

Seeking – S-u-w-i

Qual’è il suo punto forte?
La scelta dei colori non è mai casuale, e la grana della carta sempre ben visibile rende piacevolissimi i suoi pezzi, sembrano fiabe per bambini e in qualche modo, forse per l’uso dei rossi accesi per evidenziare il rossore della pelle, si riceve un calore particolare in alcuni pezzi. Non si può definire “semplice” il suo stile, nonostante a prima vista potrebbe sembrarlo, perché osservando più attentamente notiamo come quasi ogni colore contenga all’interno una decorazione, creando vitalità in quella che altrimenti sarebbe solo noiosa campitura.

Elo – S-u-w-i

Cosa possiamo imparare?

L’uso della carta è molto particolare: ne riempie spesso la maggior parte, per lasciare delle studiatissime forme che fanno parte del disegno, rendendo così la carta un “colore” invece che una superficie. Trovo che sia incredibile questo suo “scolpire” la carta trasformandola in parte dell’opera stessa. Gli spazi bianchi non vanno temuti ma imbrigliati, domati, e usati: credo sia questo il messaggio che possiamo scoprire una volta scavato nel suo stile.

Stroll – S-u-w-i

Grazie a Suwi per avermi concesso il permesso di utilizzare le immagini!

Il prossimo post solleverà una grande questione: “L’arte digitale è vera arte?” quindi fatevi notificare prima di tutti quando arriverà, usando la casella in alto “segui via mail”
Alla prossima settimana!

Impariamo da: Koyamori

Questa settimana è dedicata ai promo, e parto da un artista che ammiro da tempo: Koyamori.

Swallowed by a fish -Koyamori

I suoi personaggi sono etereii e privi di decorazione, basandosi soprattutto su uno stile lineare che rende i suoi lavori riconoscibili e piacevolissimi, deliziosamente geometrici e spesso monocromatici, che non è una scelta semplice al contrario di quel che si potrebbe pensare.
Il monocromatico, infatti, è terribilmente difficile da gestire perché l’assenza di contrasti appiattisce molto il risultato finale, ma Koyamori ci mostra con estrema grazia come utilizzare le diverse tonalità per rendere un’immagine comunque interessante.

La struttura è spontanea e la prospettiva incerta in qualche modo aggiunge alla dimensione da sogno che mantiene lo stile giocoso e calmo, nonostante la poca vitalità dei soggetti che a prima vista può inquietare, col tempo si comincia a scoprirli rassicuranti.
Perché non parlo di “fantasy”ma di “sogni”? Non si osserva curiosità nei personaggi per il mondo che li circonda, sono rilassati e consapevoli, quasi protettivi delle creature con le quali interagiscono, e posti di punto in bianco in paesaggi sfocati, mi ricorda molto di più una situazione di sogno che non un vero mondo a parte!

Little space -Koyamori

Qual’è il suo punto forte?

La sinteticità. Decisamente, è ciò che preferisco dei disegnatori orientali e d’ispirazione, essendo un cardine dell’arte nipponica sin dalle opere antiche. In questo stile sboccia perfettamente la parsimonia di tratti, e la quantità di spazi bianchi rilassa lo sguardo.
L’acquerello è il media migliore per rendere la bellezza di queste illustrazioni il più eterea possibile, e l’assenza di neri pieni rende ancora più volatile lo stile leggero, decisamente piacevole.

Parasol -Koyamori

Cosa possiamo imparare?

Koyamori ci insegna che a volte meno diventa più, grazie alla sua efficacia grafica, e ci abitua ad accettare il vuoto e la semplicità come parte integrante di uno stile, piuttosto che una sola mancanza tecnica. La spontaneità, a volte, fa più della perfezione, e personalmente mi ricorda che ogni tanto è anche bene andare dove ci porta la mano e lasciare l’esasperazione e la pignoleria da parte per un po’.

Nusi -Koyamori

Grazie a Koyamori per il permesso di usare le immagini! Qui potete trovare il suo artbook!

Noi ci rileggiamo martedì prossimo, e il post sarà un’altra delle grandi domande: “Perché devo disegnare gli sfondi?”Quindi preparate i vostri browser 😉

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