Ecco perchè non ho ancora scritto un nuovo articolo

Insomma, un articolo questo mese ve lo scordate.
Buone feste, futuri mangaka, e vi ricordo che dal 27 al 29 potrete apprendere con me tutto ciò che vi serve per presentarvi da un editore Giapponese nel corso Debut, oppure imparare le basi con Ilaria nel Corso Base. Altrimenti, dal 3 al 5 potrete scoprire quanto puzzano i Copic nel Corso Copic!
Vi aspetto 😉

Sigur Ros, in concerto al Lucca Summer Festival

Bellezza, bellezza pura. Io sono una persona coi piedi per terra, ma questa band mi ha preso di peso e lanciato in un mondo sottomarino di incredibile complessità e forza. Dal vivo c’è un effetto straordinario dato dalle vibrazioni del terreno, che ti fanno immergere ancora più profondamente nella loro musica. Nel momento in cui l’oscillazione del corpo, le note, e le vibrazioni si incrociano… lì puoi perderti.
Un concerto decisamente indimenticabile, che mi ha davvero dato i brividi, e ha sciolto miracolosamente una quantità di tensione che mi trascinavo dietro da mesi. Devo ancora riprendermi del tutto da un’esperienza così potente.
Oltretutto io e papà ci siamo trovati, in Piazza Grande, una panchina tutta per noi. Abbastanza vicina al palco da vedere meglio di tutti i poveracci che ondeggiavano la testa per spiare tra un orecchio e uno smartphone, ma non tanto di lato da avere la visione ostruita da faretti e amplificatori. Il posto perfetto. E lì, come due serafici Sheldon, ci siamo piazzati tutti contenti con tanto di granitina alla fragola dal bar Il Pinguino, godendoci in comodità un concerto che la comodità se la meritava tutta. Non credo me lo sarei goduto altrettanto voluttuosamente se avessi dovuto stare in piedi tutte e due le ore dell’esibizione, rigorosamente coi tacchi che altrimenti non ci vedo nulla.
10/10, bravi Sigur Ros e bravi spettatori che ci avete lasciato la panchina migliore libera.

Siccome io pratico ferventemente il people-watching, volevo segnare nella storia di internet un po’ di gente caruccia avvistata durante il concerto:
Primo in lista, il vecchio signore con la divisa della Misericordia che faceva le foto con l’aifonne tutto giulivo. Non sono ancora sicura che scopo abbiano le foto. Forse ha un blog.
La deliziosa signora che aveva paura di perdersi nella folla e quindi ha optato per un abito che ricordava un cono stradale. Più recentemente soprannominata: Sua Catarifrangenza.
La ragazza che si è stesa in un angolo della piazza e si è goduta il concerto come un pacifico indiano che ascolta le vibrazioni del terreno. Con il ragazzo al seguito che le teneva la mano.
Il dolcissimo straniero con l’apparecchio acustico che sedeva accanto a me, che è stato in lacrime per tutto il concerto e si sedeva solo in terra nonostante il suo zaino riposasse sulla panchina.
E ovviamente io e mio padre che ci siamo sfilati le scarpe per metterci in piedi sulla panchina, dondolando felici come pasque, per ben due canzoni.

Un salutino a Gherardo, Riccardo, Davide, You e Ilya che si sono persi il concerto e sono certa che saranno ancora lì a rosicare. Io vi lovvo, non abbiatemene.

L’uomo d’acciaio.

Oggi è il mio compleanno, non ho intenzione di finire la recensione che sarebbe dovuta apparire oggi, quindi metto al mondo un post piccino picciò che riassume il film di Man of Steel.
Il film comincia subito con la scena del parto. Urla. Strida. Sbuffi.

Il mio prode accompagnatore si avvicina al mio orecchio e sussurra:
“Visto? Anche in una società super avanzata la femmina partorisce con dolore!”
Al che io commento:
“Eh, mica potevano farlo comincià con uno schifo di cesareo.”

Questo è tutto quel che ho da dire su Man of Steel, che tanto a nessuno gliene importa più nulla.
Buoncompleanno a me e buonagiornata a tutti.

Categorie

Archivi