L’uomo d’acciaio.

Oggi è il mio compleanno, non ho intenzione di finire la recensione che sarebbe dovuta apparire oggi, quindi metto al mondo un post piccino picciò che riassume il film di Man of Steel.
Il film comincia subito con la scena del parto. Urla. Strida. Sbuffi.

Il mio prode accompagnatore si avvicina al mio orecchio e sussurra:
“Visto? Anche in una società super avanzata la femmina partorisce con dolore!”
Al che io commento:
“Eh, mica potevano farlo comincià con uno schifo di cesareo.”

Questo è tutto quel che ho da dire su Man of Steel, che tanto a nessuno gliene importa più nulla.
Buoncompleanno a me e buonagiornata a tutti.

Hyouka

Un anime delizioso e leggerissimo, ma non per questo meno appassionante. Può mettere in dubbio all’inizio, ma piano piano si scopre un realismo inaspettato ed è forse il primo anime del quale posso dire con certezza che migliora puntata dopo puntata.
Nonostante l’atmosfera leggera e tenera, incolla lo spettatore allo schermo ed arriva anche ad essere interattivo, lasciandoti il tempo di formare le tue ipotesi sulle soluzioni dei misteri di ogni episodio.
L’animazione è divina, dai movimenti fluidi e con pochissimo riutilizzo dei frame, un prodotto di qualità superiore sostenuto da una storia che ha salde radici.

Genere:  Hyouka è uno slice-of-life investigativo alla portata di tutti, per niente noioso anche per chi come me i gialli li soffre un pochino. Lo spirito della giovinezza Giapponese permea la trama e i personaggi, dandoci un’idea più chiara delle dinamiche di un liceo del sol levante ai giorni nostri, rendendolo un anime di particolare interesse per chi come me è assetato di cultura nipponica, ma al contempo ha un’atmosfera classica che trovo rilassante. Vi consiglio di partecipare alle investigazioni e allenare i neuroni mentre seguite i casi, è più divertente! Decisamente da guardare in compagnia.

La trama: Il protagonista è Hotaro: un liceale svogliato, che mira a “risparmiare le energie”. Si rende conto di vivere una vita grigia, e l’accetta come un fatto, ma quando viene spinto dalla sorella ad iscriversi al club di Cultura Classica, a rischio chiusura, la sua vita subisce un drastico cambiamento. Lì incontra Chitanda, una ragazza di buona famiglia dalla curiosità insaziabile che si è iscritta al club per motivi che scopriremo più avanti. Assieme ad altri due personaggi, il club di Cultura Classica si trasforma in un circolo di investigazioni. I casi saranno tutti più o meno leggeri, sempre capeggiati dalla curiosità di Chitanda, portando passo dopo passo Hotaro ad apprezzare il colore e la vivacità della vita.

Perchè la trama è così corta? Perchè il resto è spoiler!! ;P

Target: Assolutamente chiunque! Un anime così piacevole non lo vedevo da tempo, è molto leggero eppure non annoia per niente e, ancora meglio, tiene in allenamento la materia grigia!

Questo anime dall’atmosfera primaverile è ciò che ci vuole per l’estate, e mi raccomando prestate attenzione all’animazione invidiabile, personalmente ho rivisto la prima puntata 4 volte e non mi è mai venuto a noia di osservare i dettagli e i movimenti secondari. Un vero prodotto di qualità, da gustarsi con qualcuno per commentare gli avvenimenti e confrontare le proprie soluzioni ad ogni mistero. Se lo guardate, ditemi cosa ne pensate!

Per chi ne ha voglia, sono in cerca di un tema per le prossime grandi domande, quindi non esitate a consigliare :3

Perché devo fare gli sfondi?

Sì, gli sfondi sono probabilmente la parte più noiosa del disegnare, e ve lo dice una a cui piace disegnare cose difficili! Però la prospettiva non mi piace particolarmente da disegnare… Perchè non è difficile! Come, direte voi, che eresia è questa? Pian piano ci arriviamo. Portate pazienza.
Quindi, senza ulteriori giri di parole, parliamo un po’ di come si crea un bello sfondo e cominciamo proprio con un po’ di motivazioni.

Perché devo disegnare gli sfondi?

Innanzitutto pensate a un anime o manga, e cercate di mettere la trama in parole… Senza fare riferimenti al luogo, la nazionalità dei protagonisti, e nemmeno al periodo storico. Eliminate ogni traccia che possa darne un’idea.
Facciamo che lo faccio io per voi, che tanto lo so che non ne avreste voglia. Prendiamo K-on. La trama, in breve, è che delle ragazze delle medie salvano il club di musica a corto di membri e imparano insieme a suonare musica pop, esibendosi poi al festival scolastico.
Eliminiamo il riferimento alla scuola, il luogo, e il club, che indica troppo la nazionalità, quindi anche il festival, infine togliamo la musica pop che indica il tempo: ciò che ci resta sono delle ragazze suonano insieme e si esibiscono. Wow, interessantissimo.
No, sul serio, lo leggereste? Manca qualcosa, la trama sembra incompleta. Questo perché il luogo e il tempo è infinitamente più importante per definire i personaggi di quanto non si dica. Un adolescente nel medioevo era già sposato, nel ventesimo secolo va a scuola. In Giappone guarderebbe il baseball, in italia il calcio. La psicologia del personaggio, quello che può fare e non fare, la sua vita, è influenzata profondamente dal posto in cui si trova. Bisogna renderlo chiaro, altrimenti il lettore faticherà a comprendere e l’ultima volta che ho controllato nessuno leggeva fumetti per risolvere puzzle di logica.
Per questo lo sfondo ci viene in aiuto. Immediatamente si rende riconoscibile il luogo e il tempo e si colloca subito la storia.
Non meno importante, il lettore deve capire che cosa sta succedendo, non basta fare un quadrato nel muro per far capire che il personaggio guarda fuori dalla finestra, la finestra ha la cornice. Ora però sembra un quadro. Aggiungiamo la maniglia. Certo che è misera. Aggiungiamo i riflessi… Però ora pare fluttuare, allora la incassiamo nel muro… Ora la finestra è dettagliata ma il muro è bianco… Mettiamo un paio di poster. Solo poster? Aggiungiamo almeno una scrivania… Magari non vuota… Uno scaffale… Ora li mettiamo a confronto.

Quale si capisce meglio tra le due? Quale ha più atmosfera? Capite quindi che per fare un bel disegno, un bel fumetto, tocca fare un po’ di sfondi. Prendetela come una pratica zen, liberatevi dall’antipatia e cercate di fare un bel disegno.

Però i miei sfondi sembrano ospedali…

Normalissimo: è perchè non facciamo abbastanza attenzione ai dettagli. Prima di fare uno sfondo a memoria, prendete una foto del genere di posto che volete rappresentare. Guardate bene ogni elemento, non il posto come insieme, ma proprio le varie parti che rendono un posto riconoscibile: se è un negozio, o una casa, o un ufficio… La disposizione dell’arredamento, le decorazioni all’esterno, il tipo di struttura, cambia molto da luogo a luogo, non sono tutti parallelepipedi coi muri bianchi.
Mettete di voler disegnare un konbini… Non basta fare una porta con sopra l’insegna “konbini”, anzi la regola nel disegnare sfondi è non usare le scritte, perché le scritte vanno a distogliere il lettore dal dialogo e impigriscono chi le usa eccessivamente.
Dissezionate l’arredamento, e cercate di disegnare in modo riconoscibile i vari elementi, dal tipo di porta che viene usato, alle pubblicità all’esterno e ai cestini, le bici poggiate contro il muro o i passanti sul marciapiede… Sono tutti elementi che rendono il posto vivo, abitato, credibile. Dovete far credere al lettore che quel posto esiste, o non si calerà mai nella storia e voi, per sola pigrizia, avrete perso lettori. Se continua a sembrare troppo bianco, aggiungete dei mattoni a vista. I retini dovrebbero fare il resto.

Però non mi piace disegnare gli sfondi…

Per rendere più leggero il compito di disegnare sfondi, trovo divertente nascondere luoghi o persone che conosco. Usare posti che avete visto o conoscete bene, storpiare nomi delle marche degli oggetti, aggiungere cameo di personaggi degli anime tra i peluche di una stanza o anche i vostri amici tra i tavoli di un ristorante… Non è più divertente rendere il vostro manga esclusivo? Insomma, divertitevi anche un po’, perché la soddisfazione sarà immensa ugualmente alla fine di uno sfondo.
Se ancora non vi piace, rileggetevi la parte delle motivazioni, e fatevi entrare bene in testa che non facendone mai, i vostri lettori si stancheranno presto di dover capire da soli in che posto siano i personaggi, e un fumetto senza lettori non va avanti!


Ma l’autore X non li disegna mai!

E FA MALE!!! Sarà anche il capolavoro del secolo, ma è un capolavoro di qualità scadente. Siate sinceri: disegnate per fare belle cose, o per sentirvi dire che siete bravi? Beh in entrambi i casi lo sfondo serve, e solo perché “questo e quell’altro che sono famosi” non li disegnano, non significa che voi siate al loro livello!
Insomma, mettetevi l’animo in pace. Non ci sono scuse. E se ancora non li volete disegnare, non posso più far nulla per voi.

Per finire, mettiamoci in testa che la prospettiva *GASP* non è difficile. Eh. No, non lo è. Prendetevi un attimo per assimilare la notizia, bevetevi un succo di frutta che vi fanno bene le vitamine, e tornate a leggere quando avrete compreso il concetto che la prospettiva in realtà non è difficile.
Prendete due punti e tutto viene portato a puntare su uno o sull’altro. Tutto qui. È molto più facile di, per esempio, fare una posa con un’angolazione dal basso, perchè si tratta di logica.  La prospettiva una volta capita è logica e semplice, e non è assolutamente così impossibile da fare come dicono. È solo noiosa, che è diverso! Quindi ora, tutti a studiarsi la prospettiva e, se volete, caricate le immagini da qualche parte e linkate nei commenti! Sosteniamoci nella noia!!

Sono pronta a ricevere suggerimenti sul prossimo argomento della sezione domande e risposte, fatemi sapere le vostre curiosità nei commenti!

Madoka Magica: l’inizio della storia (e basta)

Sono andata a vedere Madoka Magica, assieme a un’altra ventina di giovani Otaku che si sono sparpagliati nella fila centrale.
Non so se loro si aspettavano quello che è successo. Io no.
Ma partiamo dall’inizio.

L’inizio della storia. Per prima cosa, in coda, mi trovo in questa situazione.

Padre più flemmatico dell’anno.

Mi è dispiaciuto tanto per il papino gentile, tutto pacato, ma non potevo lasciarli entrare credendo fosse un cartone allegro su delle ragazze che fanno amicizia.
L’ha presa molto bene.
Meglio del bigliettaio.

La grazia e l’eleganza di un uomo a cui Madre Natura non ha mai fatto un favore. MAI.

Ora, però, si dovrebbe parlar del film. Ma del film non ho nulla da dire perché NON ERA UN FILM. Era l’anime, tutto appiccicato in un’unico pappone di due ore e mezza.
Di nuovo c’era solo l’opening, completamente ridisegnata, e l’ending a lunghezza completa. Per il resto non hanno ridisegnato nemmeno un frame e gli errori di disegno a grandezza due metri per cinque sono ancora più orrendi. E poi il doppiaggio italiano che era… beh, italiano. Non sono una fan delle voci femminili italiane, l’uniche che mi sono piaciute sono state le voci di Homura e Sayaka.
Alla fin fine, l’unica e sola cosa che distingue il film dall’anime è che hanno tagliato la scena iniziale dove Madoka sogna il Walpurgis con Homura che le prende.

“nah, omettiamola!!”

Ecco, della trama non ho niente da raccontare perché come dicevo prima sono le puntate dell’anime tutte di fila. E nemmeno ci fanno vedere la fine. Chiudono con l’ending, a fine film, e nemmeno scrivono “parte 2 il tal giorno” o “presto nei cinema: parte 2” Niente.
Che immagino per l’estrema fantasia dei traduttori italiani verrà chiamata “Madoka Magica: la fine della storia”. Magari si vergognavano, poverini.
Comunque dicevo poco prima del Walpurgis il “film” finisce. Così, con Kyubey che battezza le streghe, codina al vento e occhio spiritato. Finisce.

Poi va beh, a fine film ammetto che ho frignato “ne voglio ancora!!” quando mi sono resa conto che quella era la prima metà. Mi ha soddisfatto. Riguardarsi la serie è stato bello, e ho anche versato qualche lacrimuccia.
Spero solo che nella seconda parte ci saranno contenuti nuovi, perché così com’è mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca visto che mi aspettavo che almeno avessero ridisegnato qualcosina. Tra l’altro, non sembra ci siano ancora abbastanza puntate della serie da giustificare un film, quindi ho buone speranze che avrà una fine diversa dalla serie originale.

Mi rifiuto di cercare nella rete, per evitarmi eventuali spoiler, quindi lasciatemi il piacere di essere nuovamente delusa.
Con questo passo e chiudo l’edizione speciale. Non avevo intenzione di parlare di cinema, ma in questo caso faccio un’eccezione essendo un’animazione 😉

Impariamo da: Koyamori

Questa settimana è dedicata ai promo, e parto da un artista che ammiro da tempo: Koyamori.

Swallowed by a fish -Koyamori

I suoi personaggi sono etereii e privi di decorazione, basandosi soprattutto su uno stile lineare che rende i suoi lavori riconoscibili e piacevolissimi, deliziosamente geometrici e spesso monocromatici, che non è una scelta semplice al contrario di quel che si potrebbe pensare.
Il monocromatico, infatti, è terribilmente difficile da gestire perché l’assenza di contrasti appiattisce molto il risultato finale, ma Koyamori ci mostra con estrema grazia come utilizzare le diverse tonalità per rendere un’immagine comunque interessante.

La struttura è spontanea e la prospettiva incerta in qualche modo aggiunge alla dimensione da sogno che mantiene lo stile giocoso e calmo, nonostante la poca vitalità dei soggetti che a prima vista può inquietare, col tempo si comincia a scoprirli rassicuranti.
Perché non parlo di “fantasy”ma di “sogni”? Non si osserva curiosità nei personaggi per il mondo che li circonda, sono rilassati e consapevoli, quasi protettivi delle creature con le quali interagiscono, e posti di punto in bianco in paesaggi sfocati, mi ricorda molto di più una situazione di sogno che non un vero mondo a parte!

Little space -Koyamori

Qual’è il suo punto forte?

La sinteticità. Decisamente, è ciò che preferisco dei disegnatori orientali e d’ispirazione, essendo un cardine dell’arte nipponica sin dalle opere antiche. In questo stile sboccia perfettamente la parsimonia di tratti, e la quantità di spazi bianchi rilassa lo sguardo.
L’acquerello è il media migliore per rendere la bellezza di queste illustrazioni il più eterea possibile, e l’assenza di neri pieni rende ancora più volatile lo stile leggero, decisamente piacevole.

Parasol -Koyamori

Cosa possiamo imparare?

Koyamori ci insegna che a volte meno diventa più, grazie alla sua efficacia grafica, e ci abitua ad accettare il vuoto e la semplicità come parte integrante di uno stile, piuttosto che una sola mancanza tecnica. La spontaneità, a volte, fa più della perfezione, e personalmente mi ricorda che ogni tanto è anche bene andare dove ci porta la mano e lasciare l’esasperazione e la pignoleria da parte per un po’.

Nusi -Koyamori

Grazie a Koyamori per il permesso di usare le immagini! Qui potete trovare il suo artbook!

Noi ci rileggiamo martedì prossimo, e il post sarà un’altra delle grandi domande: “Perché devo disegnare gli sfondi?”Quindi preparate i vostri browser 😉

E si festeggia di già!

Le prime 100 visualizzazioni del blog, in solo 24 ore di vita!

“Stupidaggine Celebrativa”, Arte Moderna.
Photoshop su tela digitale, primi anni 2000.
Unico esemplare al mondo esposto nel macbook di Casa Rocchi.

Mi starò galvanizzando un po’ troppo?

Comunque sia, ogni settimana ci sarà un post, li metterò di Mercoledì così avrò Lunedì e Martedì per scriverli 🙂
Quindi, Mercoledì prossimo ci sarà un nuovo post! E sarà un consiglio per gli acquisti ;3

Perchè le fanart piacciono?

Questa è una domanda che tormenta le notti insonni degli artisti.

“perché a nessuno piacciono i miei disegni e mettono mi piace a quel disegno di Naruto fatto male?”
“è popolare solo perché è una fanart!”
“quelli che amano le fanart sono tutti idioti!!”
“le fanart sono una scorciatoia, chi le fa è un lavativo!”
Sono tutte frasi che abbiamo sentito da qualche parte, magari le abbiamo anche partorite noi a volte, ed è comprensibile, e magari ci siamo convinti che le fanart sono davvero il male. Ma facciamo un passo indietro, e poniamoci una domanda.


Perché le fanart piacciono?

Perché il personaggio è conosciuto. Grazie Capitan Ovvio direte voi, ma aspettate. Non abbiate fretta. Il fatto che il personaggio è conosciuto, non significa che sfrutti la popolarità del fumetto. Certo, più è popolare il manga e più cuori, pollici, stelline e simboli di apprezzamento riceverà, ma… Pensateci un attimo, perché si dovrebbe mettere mi piace a un personaggio? Solo perché lo hai visto su un poster? Quelli che ragionano così sono molti meno di quanti pensiate.

La verità è che le fanart vendono perché chi le guarda conosce già il personaggio, conosce già la sua storia ed è emotivamente collegato al personaggio. 
Per questo le fanart sono popolari. Perché un personaggio qualsiasi che si rilassa sul prato non ha alcun significato per chi lo osserva, è un estraneo ai loro occhi, e chi si ferma a guardare un estraneo? Ma mettiamoci ad esempio Rufy e tutti si infiammano di passione. Quello è Rufy, non è un estraneo, è Rufy! Il mio nakama! So tutto della sua vita, mi ha insegnato tante cose, è Rufy e mi piace tantissimo che sia stato disegnato mentre si rilassa sul prato.
Come reazione è naturalissima… Perché la differenza è il legame di conoscenza che si crea tra il personaggio e il lettore, che nelle fanart semplicemente c’è già.

Ma allora come faccio a far sì che i miei disegni piacciano?

Dovete creare un collegamento tra il lettore e il personaggio. Rendete quel personaggio un loro amico, anche se per pochi minuti, e raccontate la sua storia attraverso l’immagine. Invece di disegnare il personaggio che si rilassa nel prato con gli occhi chiusi e il prato vuoto, perché non disegnarlo con gli occhi socchiusi, spiando la luce che filtra dai rami, magari con la bicicletta lasciata accanto e i resti di un panino, una bottiglietta, una goccia di sudore sulla fronte? Ci racconta immediatamente che è una giornata calda, che il personaggio è montato in sella con un panino e una bottiglia d’acqua, s’è fatto una scampagnata e ha raggiunto la collina erbosa dove s’è steso dopo la merenda, osservando le fronde muoversi, ascoltando il silenzio.



Adesso lo conosciamo, il personaggio. C’è un legame emotivo. E tutti quelli che hanno fatto la stessa cosa, o vorrebbero farla, capiscono i sentimenti del personaggio, magari lo invidiano pure o addirittura decidono di fare una cosa del genere alla prima occasione. Non è molto meglio? Il compito di un disegno non è essere solo carino da guardare, ma di suscitare qualcosa, che sia curiosità, relax, o confusione non importa, diamo un senso a quello che viene visto, altrimenti sarebbe come leggere una lunga riga di lettere scombinate:
aeopotnmrbweàoibsb!nl-rtoitbtòsbòugbglsòieywdarasrtrbiubtktbruigfnlnabvkruebea
Cosa avete provato? Ve lo dico io: nulla. Scommetto non avete nemmeno letto tutto il testo. Perché? Perchè è noioso, piatto, scombinato e soprattutto senza senso.
Quindi la prossima volta che disegnate un’illustrazione, dategli un senso!


Allora ammetti che chi fa fanart usa una scorciatoia?

Può sembrarlo ma non lo è, fare fanart è un po’ rischioso e un po’ limitante. Che non è proprio quel che si cerca in una scorciatoia, giusto?

Primo, dovete pensare al personaggio e a come si comporterebbe nella situazione in cui l’avete messo, quindi si deve conoscerlo ed esserci affezionati.
Secondo, dovete disegnarlo perfettamente uguale al manga o i fans se la prenderanno, magari addirittura adattare lo stile a quello dell’autore. C’è da andarci coi piedi di piombo ad alterare qualcosa.
Terzo, le fanarts o le fanfiction o le doujinshi essendo appoggiate a personaggi già creati, non vi fanno crescere come autore ne’ vi abituano a creare personaggi. 
Non peggiora per forza chi le fa, ne’ i fanartist sono peggiori degli artisti “normali”, anzi spesso sono parecchio bravi e sono loro quelli che guadagnano popolarità… E la popolarità è importante nel mondo artistico.
In ultima analisi, fare fanart porta sì popolarità ma è anche una scelta rischiosa, perché può portare a disabituarsi ad usare personaggi propri e compromettere il miglioramento dei rapporti personaggi/lettori.
Insomma, fare fanart è una scelta, ma come tale va rispettata e insultare un fanartist non vi porterà niente di niente, sarete solo persone più tristi di prima perché non sarete (ovviamente) riusciti a smontare l’oggetto delle vostre invidie.


Quindi… Lo faccio o no???

Questo lo dovreste decidere da voi, ma se proprio volete un consiglio… Perché non un po’ di entrambi?

Blogger o non blogger?

Dopo circa 20 minuti di esaltante suspance su Facebook, 15 minuti passati a giocherellare con il crea-blog, e altri 5 minuti a fissare la pagina vuota, ecco che vi trovate davanti un magnifico esempio di blog in fase beta.
Per evitarci dolori da improvvise dipartite, terrò il blog in fase beta per un paio di mesi, per testare se so prendermene cura e se a qualcuno interessa leggere, quindi deciderò se impegnarmi a continuare o cancellarlo dalla faccia del web.
Vediamo che cosa succede.

Il punto però è che non sono sicura di che farmene del blog.
Potrei rispondere alle grandi curiosità del pubblico, in fondo ci sono domande che tormentano tutti e curare l’insonnia da domande esistenziali è importante. Poi i disegnatori suscitano curiosità, potrei soddisfare le grandi curiosità, per esempio: in media, quanto cioccolato consuma un disegnatore giornalmente?
La risposta è 2.8 cioccolatini al rum per gli uomini e una tavoletta intera per le donne. (ma anche no)
Nah, così non funziona.

Potrei consigliare qualche manga ogni tanto. Mostrare al mondo che leggo roba di qualità, fumetti di classe.
Di criticare manga mi sa che non se ne parla, è rischioso esprimere le proprie opinioni sul web.
Potrei fare features di disegnatori e ispirazioni…

Cosa vi suscita curiosità, lettori del mio cuoricino? Alla fine lo scopo di avere un blog è farlo leggere, mica scrivere al vento, quindi cosa potrebbe convincervi a leggere?
Inondatemi di commenti e vediamo di tirar su un blog che sia bello anche per voi 😉

Categorie

Archivi